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La cosa davvero preoccupante, è che persino un prete è più illuminato e vicino ai problemi reali della gente che non chi la dovrebbe raccontare, come i giornalisti, o chi la dovrebbe amministrare, come i politici. Mettiamo Torquemada al Ministero dell'Interno, probabilmente ne ricaverremmo maggiore libertà sociale.
Azione «concertata», iniziativa «condivisa», violenza «strumentale» concordata. Nessun dubbio per il giudice delle indagini preliminari, Elvira Tamburelli, che con gli scontri di sabato scorso a Roma si è attentato al diritto di partecipare a una «manifestazione pacifica». Per il cardinale Angelo Bagnasco, invece, i comportamenti di molti giovani (tanti di loro minorenni) che hanno spinto la contestazione oltre il limite non possono essere valutati con l’unico metro del Codice di procedura penale. Ne parla il presidente della Cei durante un incontro di educatori organizzato a Genova. E dice: «Tante forme di violenza o vandalismo, pur con tutte le condanne del caso, sono anche dei richiami di attenzione e richieste di aiuto». Frase che suona come l’invito a quella riflessione che, ancora, a cinque giorni dalle scene di guerriglia urbana, non sarebbe scattata. In realtà, dopo quegli scontri che sabato scorso hanno sconvolto Roma si è parlato soprattutto d’emergenza. E tra la contabilità dei danni (quasi due milioni di euro solo per l’amministrazione comunale), le indagini in corso in tutta Italia e le polemiche politiche, un’analisi più approfondita del fenomeno — secondo la Cei — sarebbe mancata. Tutto mentre giornali e televisioni fotografano volti di ragazzini armati d’estintore e diciottenni che fanno la spola tra Roma e Atene per manifestare e genitori in lacrime davanti al portone di Regina Coeli giurano che quelli, i loro figli, non sono «anarchici né tantomeno ultrà». Ieri la Procura di Firenze ha chiesto di far pagare un’ammenda per porto abusivo d’armi (206 euro) a un ragazzo che viaggiava con martello e spranga in uno zaino, dopo avergli contestato il porto abusivo di oggetti atti a offendere. Denunciati anche altri sei che tornavano in autostrada: nei bagagliai due maschere antigas, una spranga di ferro, un martello, abiti scuri e protezioni da motociclisti. Tutti oggetti fotografati nella speranza che diano qualche risultato utile alle indagini condotte dai magistrati romani. E se oggi sarà interrogato a Regina Coeli il ragazzo fotografato mentre scagliava un estintore («er Pelliccia»), l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, Elvira Tamburelli, sottolinea una linea di condotta comune tra i devastatori, che avrebbero agito «in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, al fine di opporsi ai doveri di ufficio del personale delle forze dell’ordine che tutelava lo svolgimento della predetta manifestazione, pacifica e autorizzata». Non è un mistero che la Procura stia valutando l’ipotesi di contestare ai partecipanti agli scontri anche il reato di associazione per delinquere. La tattica militaresca delle incursioni, l’armamentario collocato strategicamente lungo il percorso del corteo (scale antincendio, retrobottega, cortili), gli appuntamenti in Rete e anche certe analogie nel «curriculum» dei fermati farebbe pensare a un’azione pianificata con cura. «Dalle prime verifiche — scrive il giudice — emergono azioni congiunte di danneggiamento, incendio e attacchi contro le forze dell’ordine, azioni che verosimilmente l’esplosione del razzo, che immediatamente le ha precedute, aveva la funzione di mettere in moto». Il procuratore aggiunto Pietro Saviotti valuterà nei prossimi giorni. Ma al momento, Stefano Conigliaro, Giovanni Caputi, Valerio Pascali, Giuseppe Ciurleo, Lorenzo Giuliani, Robert Scarlat, Ilaria Ciancamella, Alessandro e Giovanni Venuto, Alessandra Orchi e Alessia Caterinozzi (entrambe ai domiciliari) sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale aggravata. La «forte propensione al ricorso alla violenza», scrive il giudice Tamburelli, è motivo sufficiente per confermare la detenzione in carcere. Solo uno degli arrestati, Leonardo Serena, è stato scarcerato, mentre per gli altri è già partito il ricorso dei difensori al Riesame. «Decisione mediaticamente influenzata. Si cerca un colpevole a tutti i costi», è il commento alla decisione del giudice di Fabrizio Gallo, difensore di Caputi, il ragazzo di Bari che ha partecipato anche alle manifestazioni degli «indignados» a Barcellona.
[Fonte: Quotidianamente]
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