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A Bari è un po di anni ormai che ci si è abituati a svegliarsi e a trovare le vie del centro, le zone universitarie, i ponti e i muri, diversi da come li si erano lasciati il giorno precedente.
Vuoi la contestazione alla famiglia Matarrese, vuoi la protesta contro la tessera del tifoso, vuoi la modulistica per disdire la tessera stessa, vuoi la vicenda Sandri passando per anniversario e processo. Qualcuno che non si è mai fermato, ma neanche mai firmato, oltre a protestare o ricordare allo stadio, per un motivo o per un altro lo fa anche per le strade e non solo. Perché "non solo"? Come dimenticare lo striscione nel giorno dei festeggiamenti per il Santo patrono della città , che fu esposto, raggiungendoli con una barchetta a remi, sui frangiflutti proprio di fronte alla statua del Santo. Lo striscione in question era "San Nicola il miracolo faccelo tu, Matarrese non lo vogliamo più". O ancora le vie intitolate allo stesso Matarrese, ovviamente non per riconoscenza ma come invito ad andar via, così come tante altre piccole iniziative dagli striscioni per il processo all'assassino di Gabriele ai volantini contro la tessera, passando agli striscioni "danteschi" sempre contro la famiglia Matarrese.
Anche lo scorso venerdì Bari si è svegliata in modo diverso: centro e zone universitarie piene zeppe di volantini firmati "Gabriele Sandri". Sicuramente saranno stati gli stessi di sempre, ma questa volta per quale motivo? È bastata una lettura per capirlo, anche se la fantasia non è mancata visto che il volantino era firmato - come detto - a nome dello stesso sfortunato tifoso laziale. Il motivo è presto detto all'inizio del volantino: "Oggi 23 Settembre è il mio compleanno..." In tanti stadi d'Italia si è voluto omaggiarlo nel giorno del suo compleanno, nella sua Roma è stata organizzata da tanti dj una serata in suo onore, a Bari lo si è voluto ricordare così, anche per le strade, per dare la giusta e dovuta importanza alla sua scomparsa. Un messaggio di riflessione, memoria e speranza attraverso un ipotetico discorso di Gabriele durante il brindisi di ringraziamento per gli auguri ricevuti in occasione di quello che sarebbe stato il suo 30° compleanno. La speranza è quella di una legge uguale per tutti, di una giusta giustizia. In pratica l'aspettativa di un futuro migliore, come tutti desiderano per la vita futura nel primo giorno dell'anno o nel giorno del proprio compleanno. Un volantino privo di foto ma denso di significato. Un doppio senso firmarlo proprio "Gabriele" e usare la prima persona, ma un doppio senso non per aggirare l'ostacolo quanto per andare al nocciolo della questione e del significato dell'iniziativa: offrire a tutta quella gente che si è fermata a leggerlo uno spunto per pensare più profondamente al futuro della propria vita e della propria passione, soprattutto nella convinzione che un giorno come l'11 Novembre non deve essere dimenticato e non deve mai più ripetersi. Per Gabriele ma non solo.
E se i gruppi in Italia, al posto di sciogliersi o di tesserarsi, decidessero di tornare per le strade per qualunque dei motivi possibili? Si potrebbe cominciare dalle trasferte, magari partendo e presenziando comunque fuori dallo stadio, o in un bar della piazza centrale della città che ospita la partita. Si potrebbe, come in questo caso, ricordare attivamente Gabriele e tutta quella gente vittima di uno Stato ingiusto. Si potrebbe supportare Paolo Scaroni nel suo processo o, più in generale, anche per questioni extra-stadio, si potrebbe tornare a vivere tra le proprie vie e fare controinformazione in opposizione ai giornali prezzolati al sistema d'interessi che gira intorno al calcio. Lo stesso inumano sistema che non si fermò neanche davanti all'assassinio commesso da un funzionario della polizia stradale ai danni di un giovane tifoso che andava in trasferta.
Utopistico pensare ad una sensibilizzazione spontanea dell'opinione pubblica, ad una sua maturazione in termini di repressione e abusi del potere: l'unico modo per riprendersi gli stadi passa dal riprendersi le strade, riprendere comunque contatto con l'attività diretta senza delegarla a terzi spesso dai dubbi propositi o con chissà quali fini politici. Le curve, gli stadi, il calcio, la vita, la libertà - più in senso lato - non la si ha per diritto acquisito alla nascita ma bisogna lottare e difenderla giorno per giorno, azione per azione, anche dal più basso, anche a partire da quelle apparentemente più piccole o semplici.
Sport People.
(cliccando sulle foto è possibile ingrandirle)









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