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Lacrime, ma non di gioia PDF Stampa E-mail
Giovedì 30 Giugno 2011 19:00

In tempi di fine del campionato, sospensione delle pubblicazioni con la rivista, quando c'è l'urgenza di scrivere qualcosa che attiene alla sfera della stretta attualità, non possiamo che affidare gli editoriali all'insolito spazio del nostro sito. Liberamente ispirato dalla lettura di "Quando lo Stato uccide" di Della Longa e Lai.

Il suo nome è orto- clorobenzilidenemalonitrile. E qual è il suo compito? C’è una norma del codice penale che permette alle forze pubbliche di utilizzare questo prodotto definito (con un termine che oserei definire molto vellutato e poco veritiero) come uno “strumento di dissuasione”. Le forze di polizia impiegate nella gestione dell’ordine pubblico (come le manifestazioni di piazza o gli avvenimenti sportivi) sono dotate di apposite armi da utilizzare per sedare focolai di violenza o reprimere grandi scontri di massa. Durante gli scontri, si levano al cielo grandi e dense nuvole di fumo, sparate dalle citate armi già tristemente chiamate “lancia lacrimogeni”. L’orto- clorobenzilidenemalonitrile (più comunemente chiamato Cs); si tratta di cristalli che quando dallo stato solido, una volta sparati, passano allo stato gassoso si trasformano nei cosiddetti lacrimogeni. Sintetizzato per la prima volta nel 1928 da Carson e Stoughton (dalle iniziali dei due ricercatori deriva il termine Cs con il quale è conosciuto). C’è da dire che sono diversi gli strumenti chimici utilizzati attualmente dalle forze pubbliche italiane come strumento di controllo delle folle. I lacrimogeni più utilizzati oggigiorno sono: 1- cloroacetofenone (Cn), il 2- cloroacetofenone disciolto in Cloroformio (Cnc), il 2-cloroacetofenone in Benzene (Cnb) e l’orto- clorobenzilidenemalonitrile trattato con gel di Silice (Cs2). Il Cs è il più famoso di questi per il largo uso che se ne fece nel 2001 durante il G8 di Genova (vennero sparati tra i 5mila e i 6mila candelotti lacrimogeni). Gli effetti tossici, riscontrati in quell’occasione da parecchi manifestanti recatisi presso le strutture ospedaliere Genovesi, vennero riportati e denunciati anche da numerosi rappresentati delle forze dell’ordine. Questo agente chimico è entrato a far parte dell’armamentario in dotazione alle forze di pubblica sicurezza nel 1991. Il Cs è un composto definito “arma chimica” senza mezzi termini. Nel 2000 il Ministero della Salute italiano ha stilato delle “Schede relative ad agenti chimici che potrebbero essere usati per aggressione bellica o terroristica”.. In questa nota ministeriale si legge che per aggressivo chimico “si intende una sostanza solida, liquida o gassosa che, attraverso le sue proprietà chimiche, produce effetti dannosi, inabilitanti o mortali su uomo, animali, piante. E’ inoltre in grado di danneggiare generi commestibili e materiali sino a renderli inutilizzabili. Inoltre- si legge nella nota- possiedono caratteristiche che li rendono idonei ad essere impiegati come mezzo di guerra.” Nella stessa nota, il gas Cs viene classificato come un composto cianico e viene inserito tra gli agenti irritanti/ lacrimogeni in grado di produrre conseguenze quali: bruciore oculare, eritema palpebrale, blefarospasmo, intensa lacrimazione, congiuntivite, fotofobia, cecità temporanea, bruciore faringeo, sensazione di soffocamento (con rischio di edema polmonare), bruciore nasale con rinorrea ed epistassi e dermatiti bollose. Solo cinque anni prima, nel 1995, l’Italia aveva ratificato la Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, la produzione, l’accumulo e l’utilizzo di armi chimiche. Secondo questa norma (del gennaio 1993, detta anche Convenzione di Parigi. Sottoscritta da 174 paesi) entrata in vigore in Italia nell’aprile 1997, i lacrimogeni sono tollerati per riportare l’ordine pubblico. Ma sono proibiti in caso di guerra. In poche parole il Cs è proibito dalla comunità internazionale se viene sparato verso una persona in divisa (soldato/ nemico) ma il suo impiego non viene punito se usato contro civili. Il Cs è il più persistente dei lacrimogeni; può essere infatti assorbito da superfici porose (abiti, muri, alimenti). Ha un effetto persistente, anche a lungo termine, e questo sottintende aspetti inquietanti come la permanenza nella strade o la contaminazione dei corsi d’acqua. Ci sono stati anche degli studi condotti in vitro, i quali evidenziano l’attività genotossica e di alterazione del materiale genetico in cellule di mammifero. Anche se si tratta di studi in vitro, data la sua natura genotossica, non possiamo escludere che il Cs possa arrecare effetti tumorali. E’ pur vero che, come denunciato da alcuni ricercatori tedeschi, gli effetti di questo gas sugli esseri umani sono ancora troppo poco conosciuti. Eppure, anche solo il sospetto (e non la certezza) che il Cs possa arrecare danni a cose e persone, dovrebbe indurre il mondo della politica italiana a varare un legge che vietasse l’uso del Cs durante le manifestazioni di massa. Un monito anche alle forze dell’ordine che, seppur in assenza di una legge chiara e precisa, dovrebbero (quanto meno per ragioni etiche) evitare l’uso di un dispositivo così controverso. Insomma, in Italia se il Cs viene utilizzati per compiere un attentato terroristico è “una potente arma chimica”. Ma se la polizia lo spara contro i manifestanti, il tutto si svolge secondo legalità. E tutto ciò è quantomeno assurdo!


Travax.