| Mohamed via dall’Independiente: “Mi hanno cacciato gli ultras” |
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| Martedì 06 Settembre 2011 17:00 |
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Non le ha mandate a dire, Antonio Mohamed. In un mondo, quello del calcio, sempre troppo politicamente corretto, oltrechè colluso, il Turco ha spiegato senza tanti giri di parole il motivo, almeno secondo lui, del suo allontanamento dall'Independiente, previsto nel post-match contro il Boca e verificatosi oggi: le pressioni della barra del Rojo, ovvero il gruppo più caldo di tifosi che popolano il Libertadores de America.
"LA CRISI È EXTRASPORTIVA" - Il Turco, arrivato nella mattinata argentina alla sala stampa dello stadio per comunicare la propria decisione e per salutare quelli che fino a ieri erano i suoi giocatori, ha tenuto poi a precisare che "il 90% di quelli che erano allo stadio non ha insultato, anzi, ci ha sostenuto". Il problema è quel 10%: "La crisi non riguarda l'aspetto sportivo, ma altro. I giocatori non possono giocare sempre sotto una pioggia di insulti e con la paura che succeda qualcosa dopo la partita. Non è giusto: quando sono arrivato ci hanno chiesto Clásico e Copa Sudamericana, e abbiamo ottenuto entrambi, entrando nella storia del club". DIAZ, PER ORA - Ora, la caccia alla successione di Mohamed è più che mai aperta, anche se almeno fino al termine dell'Apertura a sedere in panchina sarà Christian Diaz, tecnico della squadra Riserve e, da giocatore, ex laterale sinistro visto anche in Italia -con esiti rivedibili- con la maglia dell'Udinese (2000-2001), che lo acquistò proprio dall'Independiente con cui aveva debuttato nel 1995. E poi? I nomi ci sono già: Falcioni, Gallego, entrambi ex. Ma per pensare al futuro c'è tempo, come afferma lo stesso Diaz, che invita alla calma: "La lotta per restare in Primera? Ora non ci tocca. E io cercherò di far più punti possibili perchè l'allenatore che verrà possa stare tranquillo". |






LE INTIMIDAZIONI DELLA BARRA - In realtà qualcuno aveva parlato di dimissioni spontanee, subito smentite però dall'ex allenatore del Colón, con una furia che va al di là dello stile pittoresco che lo contraddistingue: "Comparada (il presidente, nda) è venuto negli spogliatoi dopo la partita e non le ha mandate a dire ai giocatori. Dopo cinque minuti è uscito, e lì è entrata la barra". 200 persone, più o meno, con intenti tutt'altro che tranquilli e una missione: intimidare Mohamed e costringerlo alle dimissioni. "Non so se sono stati inviati da qualcuno o no, ma mi hanno cacciato dalla mia casa. Il calcio argentino sta molto male".
